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IL FESTIVAL. Presentato in anteprima a Bari il film di Matthew Brown

ROMA Quello che colpisce di questo film L' uomo che vide l' infinito di Matthew Brown, passato in anteprima al Bif&st e in sala a giugno con la Eagle Pictures, è la forza surreale della storia vera che racconta. Ovvero quella di Ramanujan (Dev Patel), genio indiano della matematica, completamente autodidatta, che nel 1913 riuscì a partire, lui semplice e povero contabile, per il Trinity College di Cambridge. E questo grazie a una lettera inviata all' eccentrico professore, GH Hardy (Jeremy Irons) che poi divenne il suo mentore lotto insieme a lui contro i pregiudizi verso un indiano che aveva la colpa più imperdonabile: quella di essere un genio. Srinivasa Ramanujan, morto a soli 33 anni nel 1920, non solo era un matematico geniale, ma aveva anche, tra le sue colpe, di essere un autodidatta. Ovvero arrivava a delle teorie matematiche geniali, senza alcun training formale, insomma non sapendo esattamente dimostrare come ci fosse arrivato. Lui diceva semplicemente che quelle formule gliele dettava una dea Indù. Durante la sua breve vita, comunque Ramanujan elaboro autonomamente quasi 3900 risultati (per lo più identità ed equazioni). Sorprendentemente, gli appunti dell' ultimo anno di vita di Ramanujan (quasi cento pagine) rischiarono di essere bruciati, ma furono salvati solo per caso. Questo «quaderno dimenticato», come spesso viene chiamato, include alcuni dei lavori più importanti di Ramanujan.