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IL BIF&ST 2017 DEDICHERÀ UNA RETROSPETTIVA AL GRANDE ATTORE. LE SUE «TAPPE» BARESI
Dal palcoscenico ai film internazionali

L' anno prossimo il Bif&st ricorderà con un' ampia retrospettiva un attore di punta del nostro cinema, Vittorio Gassman, uno dei quattro moschettieri della commedia all' italiana, come talvolta lo si designa. Forse è questa una definizione che non gli rende del tutto il merito che gli compete, ben altra essendo stata la sua personalità artistica, dispiegata in una fitta e non di rado variegata filmografia. Per chi ne abbia memoria diremo che si tratterà in certo senso del gradito «ritorno» di un attore che più volte ha calcato il palcoscenico del Teatro Piccinni di Bari, fin dai primi anni Cinquanta - Ornifle di Anouilh e Kean, genio e sregolatezza di Dumas -Sartre (da cui in anni successivi egli trasse un film firmato anche come regista) - passando attraverso la grandiosa ma fallimentare utopia del Teatro Tenda (con un memorabile Adelchi) fino ad altri spettacoli innovativi, come il suo Moby Dick, estremo omaggio alla sua più vera passione, il teatro appunto. Presenza fuori dell' ordinario quella di Vittorio Gassman, che al cinema approdò dopo un avvio di attore principe della scena teatrale, della cui tradizione tardo -ottocentesca o primo -novecentesca ha sempre conservato traccia nelle sue interpretazioni, accreditandosi perciò come l' erede autentico di un' ammirevole arte recitativa, pur entrata in crisi con l' avvento della regia teatrale a metà del secolo scorso. Ciò è la ragione per cui questo attore, così rappresentativo di un certo cinema italiano degli anni Sessanta, abbia iniziato la sua attività manifestando in numerose interviste nonché in qualche suo scritto una malcelata disistima per la settima arte, alla quale affermava di aver non del tutto volentieri pagato il suo tributo. Fino all' incontro risolutivo con Mario Monicelli, che gli affidò la parte del pugile suonato nel memorabile I soliti ignoti, aprendogli una strada artistica che ne modificò profondamente l' immagine consolidata, grazie a una serie di personaggi tutti riconducibili al mondo della commedia all' ita liana, di cui, insieme con Sordi, Tognazzi e Manfredi, fu indiscusso protagonista. In questo importante genere filmico alternò ai caratteri della sprovvedutezza dei suoi personaggi (I soliti ignoti) imprevisti scatti di spontaneo eroismo (La grande guerra) o la compiaciuta volgarità di certe classi sociali espressa soprattutto nei film di un altro suo regista di fiducia, Dino Risi (In nome del popolo italiano) che ne sfruttò abilmente le naturali doti mattatoriali (I mostri) o la prorompente spavalderia (Il sorpasso), ma anche il suo versante «notturno» in storie di raffinata concezione e realizzazione: si pensi ad Anima persa o a Profumo di donna. Esperienze anomale, in cui Gassman si cimentò sempre con ammirevole maestria, ormai dimentico del passato scetticismo verso il mondo e l' arte del cinema. U n' altra delle sue svolte decisive, ancora con Monicelli, fu quella dell' Armata Brancaleone, autentico capolavoro di rivisitazione storica di un Medioevo diseroicizzato, miserabile e straccione, ma ricco di fantasia e vitalità. Alternando personaggi immaginari ad altri più legati alla realtà l' attore coi suoi film ci diede per vie trasversali il ritratto caricaturale, spesso impietoso, di un paese disorientato dai profondi mutamenti sociali in atto, i cui personaggi si muovevano con esibito e mai domato cinismo, rivelatore di un insopprimibile narcisismo. Al contrario degli altri attori della commedia all' italiana Gassman visse più esperienze, disparate ma in definitiva meno rilevanti nel definirne la vera personalità artistica. Fu perciò in certo senso espressione anche di un cinema senza frontiere. Sarebbe bello se la prossima rassegna a lui dedicata ne riproponesse alcuni film girati negli studios di altre cinematografie. Si pensi a L' urlo dell' inseguito di Joseph H. Lewis, il miglior risultato del suo sbiadito, primo soggiorno hollywoodiano, o a Quintet dell' americano Altman o a La vita è un romanzo del francese Resnais o a Benvenuta del belga Delvaux o a Il potere del male del polacco Zanussi. Ne uscirebbe completo il ritratto di uno degli attori eminenti del nostro cinema.