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Dai tempi del muto è continuo il connubio con l' arte culinaria

Le «invenzioni» culinarie della cucina pugliese preparate dallo staff di Villa Menelao, hanno attivato i cinque sensi dei protagonisti della settima edizione del Bif&st. L' incontro tra cibo e cinema è un connubio che ha sempre affascinato il mondo della settima arte. Amato, onorato, ma anche disprezzato e quasi messo alla gogna, il cinema ha un antico rapporto con l' enogastronomia che ne ha colto ogni sfumatura, anche quella macabra se pensiamo al dottor Hannibal Lecter, interpretato dal grande attore Anthony Hopkins nel pluripremiato «Il silenzio degli innocenti» diretto da Jonathan Demme. Ci sono molti film entrati nella storia del cinema che hanno abbinato questi due mondi apparentemente lontani, ma che a volte viaggiano parallelamente e si intrecciano nelle storie di ogni genere. Il cibo, a volte, entra nel vissuto del personaggio, a volte nei titoli, così come nei modi di dire del nostro vivere quotidiano e, ovviamente, si riflette anche nel mondo cinematografico. Pensiamo al «dare in pasto agli spettatori», riferito al lancio di un film nelle sale, oppure a «un film indigesto», come fosse un alimento. E per non tacere del termine storico «pizza», riferito alla mitica pellicola ormai quasi anacronistica con l' arrivo nelle sale del digitale. Tra gli alimenti più presenti nei film troviamo la pasta, il pane e l' immancabile pizza, quest' ul tima figura in «Il Padrino», «Gli intoccabili» e «Quei bravi ragazzi», ma in tutti e tre i film purtroppo è inserita in un contesto negativo. Andando più indietro nel tempo, nel 1931, ai tempi del cinema muto, in «Luci della città» l' immenso Charlie Chaplin ci ha regalato indimenticabile e divertente scena in cui mangia spaghetti e coriandoli. Cosa che ripropone dopo una ventina di anni Totò in «Miseria e nobiltà» di Mario Mattoli, in cui il principe, per la fame, oltre a mangiarli con voracità mette alcune manciate di spaghetti in tasca. Pasta che negli anni successivi sarà al centro di una grande scena del film «Un Americano a Roma», in cui il grande Alberto Sordi esclama la mitica frase: «Maccarone... m' hai provocato e io te distruggo, maccarone! Io me te magno!». Difficile dimenticare pellicole come «La grande abbuffata» di Marco Ferreri, «La Cena» dell' in dimenticato Ettore Scola, scomparso a gennaio scorso, al quale è stata dedicata, insieme a Marcello Mastroianni, l' edizione 2016 del Bif&st che presedieva. A questi vanno aggiunti, tra gli altri, alcuni straordinari film del presente come «Il pranzo di Babette» di Gabriel Axel, pellicola nella quale si racconta il cibo come forma d' arte e massima espressione della vita della protagonista, e «Come l' acqua per il cioccolato» di Alfonso Arau, un' opera che parla di cibo anelando al sesso e alla passione.